Nel 1986 Konami inizia a prendere a frustate i poveri vampiri.
Fruste, cuoricini e un sacco di mostri: nel 1986 inizia su NES la saga action-horror di Konami.
Sebbene la console a 8 bit di Nintendo sia stata oggetto di un articolo tutto suo (dedicato in particolare al lancio della versione giapponese), noto che il buon vecchio Nintendo Entertainment System manca da un po' come protagonista in questa rubrica. Perché non rimediare trattando uno dei giochi più prominenti della sua vasta ludoteca? Torniamo indietro nel 1986 per assistere al debutto di una saga importantissima e super-longeva, fatta di vampiri, fruste ed enormi castelli da esplorare.
A caccia di DraculaConsiderando figure come Dio Brando, da Le bizzarre avventure di JoJo, e l'inspiegabile Camilla di Lupin III, la fascinazione degli autori giapponesi per i vampiri "occidentali" è cosa ben nota: non stupisce, dunque, che proprio il principe della notte, ovvero Dracula, sia al centro di un videogioco del 1986 lanciato in esclusiva su FamiCom da Konami, software house attivissima in sala giochi che si butta a capofitto sulla neonata console Nintendo. Lo stesso game director, Hitoshi Akamatsu, ha successivamente spiegato di voler dare vita a un gioco che sembrasse un classico film horror, e così ecco nascere Akumajō Dracula, col nome del vampirone sbattuto in bella vista.
Si tratta di un momento decisamente importante e particolare per i titoli a sfondo horror giapponesi, visto che appena qualche mese prima ha debuttato nelle sale giochi con enorme successo un certo Ghosts'n Goblins di Capcom, altra rilettura di stilemi orrorifici squisitamente occidentali. La differenza principale è che in questo caso Konami vuole creare un videogioco direttamente per la nuova console Nintendo - anzi, più specificamente per il suo Famicom Disk System, commercializzato unicamente in giappone.
L'idea è realizzare un gioco a metà tra platform game e action che poggi su una "mitologia" tutta sua a sua volta basata sulle classiche leggende dell'orrore occidentale. Dracula, dunque, ma anche i mostri classici come Medusa, la creatura di Frankenstein e la Morte in persona, nella classica rappresentazione con ghigno (eh!) e falce. Il protagonista è un personaggio originale, Simon Belmont, ultimo discendente di una famiglia di ammazzavampiri che cento anni prima ha sconfitto Dracula, nonché detentore della frusta "Vampire Killer" (lo scopo mi sembra chiaro, no?).
Nei panni di suddetto tizio specializzato nella soppressione di creature soprannaturali ci avviamo verso il misterioso castello di Dracula, luogo suddiviso in ben diciotto diverse aree che dobbiamo ripulire dei pericolosi inquilini fino all'immancabile scontro con sua oscurità in persona. Il progetto di Akamatsu prende dunque forma come un gioco tutto sommato canonico in termini di struttura ma valorizzato da un'ambientazione molto intrigante e da un sistema di armi ausiliario che per l'epoca risulta originale: oltre alla frusta (a sua volta potenziabile) Simon può infatti raccogliere strumenti come pugnali, croci e acqua santa, da utilizzare sfruttando come munizioni i cuori che è possibile accumulare distruggendo candele e lampadari presenti nei livelli.
Vampiri di successoSebbene Akumajō Dracula sia storicamente legato, come marchio, al NES di Nintendo - piattaforma dove arriva su cartuccia col titolo Castlevania l'anno successivo al lancio in Giappone per FamiCom - Konami sviluppa il gioco anche per computer MSX2, lanciandolo in Occidente col titolo Vampire Killer (e proponendo gameplay e level design leggermente differenti, soprattutto a causa dell'assenza di scorrimento). Su tutte le piattaforme dove sbarca il gioco di Konami lascia il segno e, soprattutto, vende assai bene. Le recensioni dell'epoca lodano l'azione e gran parte di esse sottolinea come la bellissima colonna sonora a firma di Kinuyo Yamashita, compositrice storica della serie, sia uno degli aspetti più riusciti e caratterizzanti del gioco.
Per spingere ulteriormente la neonata serie, Konami sviluppa in parallelo alle versioni per console anche un videogame da sala intitolato Haunted Castle (1988), già trattato in questa rubrica e oggetto di un bel remake incluso nella recente Castlevania Dominus Collection. Altre piattaforme ricevono le avventure di Simon Belmont, purtroppo con alterne fortune. Se infatti la tardiva (1990) conversione per Commodore 64 risulta per lo meno decente (pur rivelandosi comunque inferiore a quella per NES), il gioco giunge su PC (MS-DOS) e Amiga in due incarnazioni pessime, di fatto limitando la diffusione della serie sui personal computer dell'epoca.
Alla fine la versione per NES risulta la più amata e apprezzata, al punto che Nintendo ri-pubblica il gioco su cartuccia anche in Giappone nel 1993. Il forte rapporto tra Konami e Nintendo (basato anche sul grande successo di Contra e Gradius su NES/Famicom) spinge la software house giapponese a lanciare in esclusiva ben altri due capitoli sulla console a 8 bit, ovvero Castlevania 2: Simon's Quest, del 1988, e Castlevania III: Dracula's Curse, del 1989, tutti giochi che vendono particolarmente bene in Occidente, dove la saga attecchisce per bene. Da notare che la serie rimane esclusiva alle piattaforme Nintendo fino praticamente al 1993, quando alcuni episodi vengono annunciati anche per PC Engine e Mega Drive/Genesis.
SEGA stessa, a seguito di un primo rifiuto da parte di Konami di portare la serie vampiresca sulle proprie piattaforme, prova a dar vita a una "sua versione" lanciando nel 1992 Master of Darkness, videogame molto simile a Castlevania già trattato in questa rubrica. Con più di venti giochi facenti parte della serie, tra episodi 2D e 3D, la saga di Castlevania è una delle più longeve della storia dei videogame nonché tra le più influenti. La speranza è che Konami si dia una svegliata e rispolveri le avventure di Dracula e dei Belmont in un nuovo capitolo, visto che l'ultimo episodio ufficiale della serie risale a più di dieci anni fa con l'uscita del blando Castlevania: Lords of Shadow 2, del 2014. I tempi per un ritorno in pompa magna, insomma, sono decisamente maturi.
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