All’alba la spiaggia è perfetta: il vento ha lisciato la sabbia, le onde hanno ridisegnato il bagnasciuga e i primi passi dei bagnanti non hanno ancora confuso il terreno. Eppure, sotto la superficie apparentemente incorrotta, possono essere sepolte centinaia di […]
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All’alba la spiaggia è perfetta: il vento ha lisciato la sabbia, le onde hanno ridisegnato il bagnasciuga e i primi passi dei bagnanti non hanno ancora confuso il terreno. Eppure, sotto la superficie apparentemente incorrotta, possono essere sepolte centinaia di uova di Caretta caretta, destinate – se tutto andrà bene – a trasformarsi in piccole tartarughe marine. Trovarle è quasi impossibile. Per la cagnolina Brum Brum, invece, è un gioco… di naso. Addestrata a riconoscere l’odore dei nidi sotto la sabbia, questa Springer spaniel speciale lavora sulla spiaggia di Ascea, nel Cilento, ed è diventata un’icona del progetto europeo Life Turtlenest (coordinato da Legambiente). Merito anche della piccola mascherina subacquea che indossa, e la fa sembrare un supereroe dei fumetti.

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Simpatica ma anche molto professionale, Brum Brum è solo una delle quattro unità cinofile del progetto: ovvero i Tartadog (un’altra cagnolina piuttosto famosa è Kira, che lavora nell’Area marina protetta di Tavolara). Addestrata da Serena Donnini, dell’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana (Enci), ha imparato a riconoscere e segnalare l’odore specifico proveniente da una camera di deposizione sotterranea. La difficoltà aggiuntiva è che, una volta trovato il nido, non deve scavare né toccarlo.
E la mascherina? È uno strumento di lavoro: serve infatti a proteggerle gli occhi dalla sabbia che solleva mentre corre, naso a terra, cambiando continuamente direzione. Finché, cioè, non rallenta, si immobilizza e punta il muso verso un punto preciso. Una volta trovato il nido, il passaggio successivo è recintarlo. Nido trovato significa così sicurezza per le piccole tartarughe che lo abitano.
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La tartaruga passa tutta la sua vita in mare. Si avvicina sulla terra ferma, sulla spiaggia, solo per la deposizione delle uova: tra maggio e settembre le femmine escono dal mare di notte e scavano camere di deposizione profonde circa 40-60 cm. Questo processo avviene quindi proprio nel periodo in cui le nostre spiagge sono maggiormente frequentate. Ombrelloni, passanti, pulizia meccanica delle spiagge: le minacce sono tante, sia per le uova che per i piccoli di tartaruga che da quelle usciranno.
Il problema ulteriore è che la tartaruga non lascia traccia: questo rende difficile proteggere il nido. Di qui l’importanza dello spiccatissimo fiuto del cane (giusto per avere un’idea: noi disponiamo di 2,5 milioni di ricettori olfattivi, il cane fino a 300 milioni in base alla razza).

Un piccolo di tartaruga marina Caretta caretta (Photo by Orhan Cicek/Anadolu via Getty Images)
C’è poi una questione contingente, che va letta nel modo giusto.
Sempre più spesso negli ultimi anni le Caretta Caretta stanno deponendo le uova sulle nostre spiagge, e anche in tratti frequentati da bagnanti o occupati dagli stabilimenti balneari. Le minacce aumentano: senza protezione, un nido può essere schiacciato dal passaggio delle persone, danneggiato dalla pulizia meccanica dell’arenile o sommerso da una mareggiata.
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Per questo i Tartadog fanno parte di una rete molto più ampia di operatori che si impegnano per la tutela di questi nidi. Biologi e volontari, ma anche bagnini, titolari degli stabilimenti e cittadini. Ogni mattina, all’alba, i ricercatori percorrono le spiagge alla ricerca delle tracce lasciate durante la notte dalle femmine. I droni aiutano a monitorare lunghi tratti di costa, mentre chi lavora ogni giorno sul litorale viene formato per riconoscere i segni della nidificazione e sapere come comportarsi.
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Ma perché negli ultimi anni le nidificazioni di Caretta caretta lungo le coste italiane sono aumentate così sensibilmente? Quello che appare come un fatto buono, è in realtà il riflesso di un fenomeno drammatico: il surriscaldamento del Mediterraneo.
Le temperature record non spingono solo le tartarughe in zone nuove ma possono anche alterare l’equilibrio della popolazione: nelle tartarughe marine il sesso dei piccoli dipende infatti dalla temperatura della sabbia. Se le incubazioni sono più calde, daranno vita a una maggiore percentuale di femmine.
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Quello in cui operano Brum Brum e i Tartadog è dunque un sistema affascinante e delicatissimo. E ciascuno di noi può qualcosa per dare loro una mano. Innanzitutto quando andiamo al mare: possiamo adottare un atteggiamento rispettoso delle spiagge e di chi, anche potenzialmente, potrebbe abitarle. Ancora, di fronte alla presenza di un nido, possiamo comportarci non come di fronte a un’attrazione turistica ma come davanti a forme di vita da preservare facendo qualche passo indietro.
Non solo: aiutiamo Brum Brum e le sue tartarughe anche quando, ogni giorno, consideriamo il cambiamento climatico un problema che ci riguarda.
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