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Legge elettorale, La Russa: «Non è un voto di sfiducia, ma si poteva evitare. Ora serve una riflessione»

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

Presidente La Russa, si aspettava che l'emendamento sulle preferenze venisse bocciato dall'Aula?
«Sapevamo che fosse un voto a rischio, tant'è che parliamo di un...

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Presidente La Russa, si aspettava che l'emendamento sulle preferenze venisse bocciato dall'Aula?

«Sapevamo che fosse un voto a rischio, tant'è che parliamo di un emendamento firmato solo da due dei partiti di maggioranza e non di una proposta inserita nel testo base. Ci sono partiti che legittimamente ritengono che le preferenze possano creare problemi di trasparenza e altri come FdI, che invece ritengono importante dare al popolo la scelta di decidere i propri rappresentanti. Tuttavia prima del voto, anche Forza Italia e Lega si erano dichiarati convinti di votare sì».

Tra i voti mancanti anche quelli di alcuni colleghi del centrodestra. Forza Italia e Lega restano degli alleati affidabili?

«Finora il centrodestra ha saputo sempre fare quadrato e lo dimostrano sia gli ottimi risultati ottenuti che la longevità del governo Meloni. L'altro ieri, ripeto di fronte a un emendamento, importante ma pur sempre un emendamento, si è deciso di provare a farlo votare per dare agli italiani la possibilità di scegliere i propri eletti e, con un po' più di attenzione, la bocciatura per un solo voto non ci sarebbe stata».

Che tipo di "riflessione" - questo il termine usato da Giorgia Meloni ieri - andrebbe fatta con loro?

«Intanto mi lasci dire che il voto non è una sfiducia al governo. Certo, possono ben esserci conseguenze politiche per un voto come quello sulle preferenze. Sarebbe diverso e più grave se fosse stata bocciata la legge. Qui siamo di fronte alla bocciatura di un singolo emendamento così come già avvenuto centinaia di altre volte con tanti governi».

Quindi?

«E quindi non è un atto di sfiducia anche se, ripeto, può comportare conseguenze politiche. Su queste conseguenze, come ha detto la Meloni, occorre una seria riflessione politica».

Lei ha ricordato la possibilità di modificare chirurgicamente al Senato quanto votato alla Camera. Crede che questa proposta verrà ripresentata in seconda lettura?

«Non spetta a me deciderlo. Io ho solo ricordato che è una prerogativa del sistema bicamerale la possibilità di modificare un testo approvato. Quindi, se al termine della riflessione si volesse riproporre in forma simile la proposta sulle preferenze, c'è la possibilità di farlo in Senato. Chi lo nega o si meraviglia delle mie parole non rispetta la Costituzione».

Basta davvero l'impossibilità di ricorrere al voto segreto a Palazzo Madama per cambiare l'esito della votazione sulle preferenze? I franchi tiratori non sono stati pochi…

«Su un tema come questo, trovo assai più adeguato il regolamento del Senato che riserva il voto segreto ad altro tipo di votazioni, quali quelle relative a scelte che riguardano questioni sensibili sul piano costituzionale e toccano questioni di coscienza. Al Senato, col voto palese, si vedrebbe chi veramente vuole fare scegliere gli eletti ai cittadini e chi invece no».

Il suo partito avrebbe insistito allo stesso modo su questa battaglia se non ci fosse stato il pressing di Roberto Vannacci, che alla premier ha richiesto di "tirare fuori gli attributi"?

«Vorrei che lei ricordasse che nella discussione sull'attuale legge elettorale, circa cinque anni fa, Fratelli d'Italia fu l'unico partito a presentare due emendamenti per introdurre le preferenze (allora come ora, per sperare di convincere i dubbiosi di altri partiti) era praticamente identico a quello bocciato due giorni fa. Questa è una battaglia di principio e di democrazia che FdI conduce fin dalla sua nascita».

Meloni, nei giorni scorsi, ha ribadito di non aver intenzione di "tirare a campare". Lo scenario del voto anticipato si fa più concreto?

«Non credo».

Che effetto le ha fatto vedere le opposizioni esultanti per la bocciatura della vostra proposta?

«Non si sono accorte che hanno evidenziato il loro no al diritto dei cittadini di scegliere i parlamentari. Ma ciascuno può esultare per quello che ritiene».

Alla fine il tema era divisivo anche per loro…

«Senza dubbio, ma alla fine si sono compattate e hanno preferito votare facendo così rimanere alle segreterie di partito ed solo a loro la scelta di chi far eleggere».

Come risponde a chi dice che lo Stabilicum è incostituzionale e già minaccia il ricorso alla Corte costituzionale?

«La prima valutazione spetterà al Capo dello Stato. Mi fido della sua saggezza».

Quel fronte che punta a mantenere l'attuale sistema, il Rosatellum, per pareggiare le elezioni e lasciare aperta la partita del Quirinale ha più chance dopo martedì?

«Spero proprio di no. Ma non per il Quirinale, ma perché ritengo che l'Italia e gli italiani abbiano il diritto di avere una legge che renda impossibile il pareggio. È bene che siano gli elettori, anche per un solo voto in più, a decidere chi governa e chi sta all'opposizione. Il tempo delle "ammucchiate" dovrebbe averci insegnato qualcosa».

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