Senatore Renzi, che giornata è stata quella di ieri alla Camera?
«Un giorno di ordinaria follia. Gli iraniani richiudono Hormuz, i russi bombardano Kiev, Trump ne inventa una al...
Senatore Renzi, che giornata è stata quella di ieri alla Camera?
«Un giorno di ordinaria follia. Gli iraniani richiudono Hormuz, i russi bombardano Kiev, Trump ne inventa una al giorno. Ma noi siamo dietro agli emendamenti sulla legge elettorale. La maggioranza ha perso il rapporto con il Paese. C’è un problema di costo della vita, non di quorum elettorale: con gli emendamenti al melonellum non si mangia».
Meloni si dovrebbe dimettere o fare un passaggio di aula per verificare se ha la fiducia dei suoi?
«Che non abbia la fiducia dei suoi lo abbiamo già capito vedendo il voto segreto ieri. Che abbia perso quella degli italiani lo ha dimostrato il referendum tre mesi fa. L’unico passaggio che servirebbe sarebbe restituire la parola agli italiani. Ma credo che lei abbia scelto di portare a casa la legge e poi andare a votare a primavera del 2027. La capisco, per carità: ha senso così. Certo se avesse voluto dare un segnale e punire i suoi stessi traditori a scrutinio segreto avrebbe dovuto dimettersi e portarli a votare col rosatellum a settembre. Ma anche i parlamentari di Fratelli d’Italia tengono famiglia: tutti vogliono andare al voto dopo che sarà scattato il tempo del vitalizio, a marzo 2027. E credo che Giorgia sarà costretta ad accontentarli».
Voi di Italia Viva come avete votato?
«Noi votiamo sempre a favore delle preferenze e contro i listini bloccati, sempre. Ma al di là del voto delle opposizioni il dato di fatto è che un numero di franchi tiratori così elevato dimostra che la maggioranza è allo sbando».
In ogni caso, mezzo Parlamento che esulta perché non sono state inserite le preferenze, per quanto parziali, non dà l'idea della Casta che si difende?
«Noi non abbiamo esultato perché per stile non abbiamo mai confuso un’Aula parlamentare con la curva di uno Stadio. Ma debbo anche dire che è fisiologico che l’opposizione si abbracci quando la maggioranza va sotto. Quello che non è fisiologico che il Parlamento non si possa concentrare su misure per contrastare il caro vita, l’aumento delle bollette, la fuga dei giovani e debba essere impegnato solo in maratone sulla legge elettorale: questa è la casta».
Il voto segreto ha coperto anche le divisioni nel centrosinistra?
«Che la sinistra abbia molte divisioni è il segreto di Pulcinella: non serve il voto segreto per scoprirlo. Ma è anche vero che il voto segreto ha svelato le divisioni della destra più che coprire quella della sinistra. È stato un harakiri voluto da chi ha paura di prendere il consenso dei cittadini e come se non bastasse si vergogna anche a dirlo, mettendoci la faccia. La sinistra ha storicamente una capacità di dividersi notevole ma qui oggi siamo in presenza di un autogol gigantesco della destra».
Se si votasse a settembre/ottobre sareste pronti?
«Sì. E per molti aspetti sarebbe anche più semplice: si va senza primarie e via. L’importante è che il messaggio sia chiaro: il campolargo non basta. Se consideriamo campo largo l’accordo tra Pd, Cinque Stelle e Avs abbiamo davanti un blocco significativo, che può fare il 40% ma che perde le elezioni. Per vincere serve una componente riformista che non si riconosce nel campo largo. Io non faccio parte e non voglio far parte del campo largo: io credo in un centrosinistra di governo. Senza di noi il campo largo non vince».
Con quale leader e quale programma?
«Con chi vince le primarie e con un programma basato su tre punti essenziali: sicurezza, stipendi, sanità. Ma anche investendo in innovazione e contro la burocrazia: Meloni su questi temi ha sprecato anni d’oro per il Paese».
In caso di pareggio elettorale parteciperebbe ad un governo tecnico con dentro anche Fdi?
«No. Anche perché se c’è una cosa buona in questa legge elettorale è che il pareggio è escluso e i governi tecnici rappresentano il passato. Sono stati una buona soluzione in momenti di emergenza ma servono governi politici, non governi tecnici».
E sulla politica estera? Conte che sembra tornato su posizioni più filorusse è un problema?
«Non condivido le posizioni più filorusse di Conte come non le condivido quando sono espresse da Salvini e da Vannacci. Ma in politica estera il centrosinistra ha una bussola: l’idea di investire sull’Europa. Nessuno da questa parte del campo è euroscettico mentre la destra è profondamente divisa. E nessuno si mette il cappellino Maga per far contento Trump come ha fatto Tajani».
Serve, secondo lei, un garante/federatore per i centristi del centrosinistra?
«Il garante serve se c’è qualcuno che vuole essere garantito. Ma la politica non è per i garantiti e come diceva Clint Eastwood: se vuoi una garanzia, comprati un tostapane. Io sono molto contento se riusciamo ad allargare l’area riformista a tutti quelli che sono interessati a far vincere il centrosinistra. Ma rispettiamo anche la volontà di protagonismo che alcuni amici stanno esprimendo in queste ore. Insomma: non saremo noi a impedire che chi dice di avere un grande consenso tra la gente possa misurarsi sulla scheda elettorale. Noi abbiamo un partito strutturato su base nazionale, abbiamo i gruppi parlamentari, abbiamo le risorse per correre: siamo pronti a costruire qualcosa di più grande di Italia Viva, tutti insieme. Ma partiamo da ciò che già c’è, non da progetti costruiti a tavolino».
Si parte da Roma, giusto?
«Già oggi, alla scalea Bruno Zevi, aspettiamo tutti coloro che vogliono dare una mano alla costruzione di questo progetto alla festa dell’estate di Casa Riformista».
Kraken contro generale, cioè Renzi contro Vannacci, sulla Maratona, chi vince? L’ex parà ha accettato la sfida?
«Non so chi vince. Ma ho visto che Vannacci ha detto che i politici sono tutti rammolliti e ha lanciato la sua sfida sportiva. Io non sono rammollito e ho proposto la sfida. Ma credo che Vannacci dovrà soprattutto correre a raccogliere le firme nei prossimi mesi: magari farà la Maratona dopo le elezioni quando – stando all’opposizione – avrà più tempo per prepararsi».