Il regolatore britannico Ofcom concentrerà i controlli sulle piattaforme che guadagnano utenti perché non verificano l'età, confermando nella sostanza la protesta di Pornhub ai 300 deputati
Ofcom, l'autorità britannica per le comunicazioni, ammette che l'Online Safety Act – la legge del Regno Unito che impone alle piattaforme online di proteggere le persone, soprattutto i minori, da contenuti illegali e dannosi – sta agevolando i siti pornografici che non rispettano l'obbligo di verificare l'età degli utenti.
Il regolatore, nel rapporto Use of Age Assurance 2026 pubblicato il 27 luglio, infatti ha annunciato che concentrerà l'attività di controllo proprio sui siti che guadagnano utenti perché non rispettano l'obbligo di verificare l'età. Lo studio sottolinea che una quota significativa dei risultati di ricerca della prima pagina di Google, la più strategica, sembra premiare proprio le piattaforme pornografiche senza protezioni. Google e Bing hanno accettato di collaborare per trovare una soluzione.
Le conclusioni dello studio confermano, nella sostanza, quanto sostenuto recentemente da Pornhub in una lettera inviata a circa 300 parlamentari britannici, secondo cui la nuova legge non sta proteggendo i minori dalla pornografia come promesso. Una valutazione certamente di parte ma anche autorevole poiché il sito, di proprietà del gruppo canadese Aylo, resta il più visitato al mondo nel settore degli adulti, con oltre 3,8 miliardi di visite mensili secondo i dati di Semrush, piattaforma per Seo e marketing digitale usata per esaminare siti web, parole chiave e traffico.
Online Safety Act: gli effetti collateraliL'Online Safety Act impone nel Regno Unito, dal 25 luglio 2025, controlli stringenti sull'età dei fruitori di siti pornografici, con l'obiettivo dichiarato di impedirne l'accesso ai minori. I metodi accettati includono la scansione del volto e il controllo della carta di credito.
Pornhub sostiene quel che anche Ofcom ha scoperto: i siti privi di controlli hanno incrementato notevolmente l'audience e sono ben posizionati su Google. L'azienda ha fornito ai parlamentari dati secondo cui, a giugno 2026, sette dei primi dieci risultati per free porn (porno gratuito) rimandavano a piattaforme senza alcuna verifica sull'età. Il dato puntuale, tuttavia, è interno: nessuna verifica indipendente lo ha confermato per il mese di giugno, anche se il fenomeno descritto coincide con quanto rilevato da Ofcom.
Il meccanismo di performance di indicizzazione, spiega Ofcom, dipende anche dalle logiche di classificazione dei motori di ricerca, che tendono a penalizzare le pagine abbandonate rapidamente dagli utenti, spesso quelle con un controllo sull'età da superare, mentre le piattaforme illegali prive di tali barriere possono scalare posizioni.
I siti pornografici con controlli sull'età, in base all'ultima rilevazione di giugno, risultano 64 su 100 tra i più visitati nel Regno Unito; altri dieci invece bloccano geograficamente gli utenti britannici. Un precedente rapporto di Ofcom del dicembre 2025 aveva peraltro già riscontrato un calo complessivo dei visitatori giornalieri di siti per adulti di circa un terzo dopo l'introduzione dei controlli.
Il gruppo Aylo, dal canto suo, afferma che i visitatori britannici di Pornhub siano calati del 77% rispetto a luglio 2025. La contrazione non include gli utenti delle reti private virtuali (VPN), che permettono di aggirare le restrizioni instradando la connessione attraverso altri paesi. L'uso di questi strumenti nel Regno Unito è quasi raddoppiato dall'introduzione dei controlli, dice il garante. La BBC non ha potuto verificare i dati rilasciati da Aylo, ma ha rilevato comunque un calo di quasi la metà nelle ricerche del sito nello stesso periodo.
La proposta di contrasto alternativo
Aylo aveva già chiuso Pornhub ai nuovi utenti dal 2 febbraio 2026, definendo difettoso il sistema di verifica imposto dalla legge. Il sito è poi tornato accessibile per gli utenti Apple che avevano confermato la propria età direttamente sul dispositivo. L'azienda ribadisce che i controlli a livello di dispositivo sono il metodo più efficace per verificare l'età e impedire l'accesso dei minori ai contenuti espliciti. La normativa attuale, invece, pone l'onere della prova sui singoli servizi online, che devono dimostrare l'efficacia dei propri sistemi di verifica; una modifica di questo approccio richiederebbe un intervento del Parlamento.
Dame Melanie Dawes, amministratrice delegata di Ofcom, ha commentato così i risultati del rapporto: "I controlli sull'età sono un pilastro della normativa britannica sulla sicurezza online. Se applicati correttamente, le nostre analisi dimostrano che stanno contribuendo a rendere l'esperienza online più sicura per i minori nel Regno Unito. Ma il lavoro non è finito, e le aziende tecnologiche devono fare di più."
Nel frattempo negli Stati Uniti e in ItaliaLa lettera ai parlamentari britannici non è un caso isolato. Pornhub ha inviato comunicazioni simili a oltre 300 legislatori favorevoli alla verifica dell'età in più di venti Stati americani, tra cui i governatori della Virginia e dell'Arkansas e il procuratore generale del Texas. Le leggi statunitensi, per l'azienda, restano inefficaci e inapplicabili.
L'appendice della lettera inviata ai legislatori texani mostra che, nove dei primi dieci risultati di Google per free porn, rimandavano a siti privi di controlli sull'età. Aylo ha scelto, in diversi Stati americani tra cui la Virginia, di bloccare l'accesso agli utenti tramite indirizzo IP piuttosto che introdurre le verifiche richieste: una strategia diversa da quella adottata finora nel Regno Unito.
L'Italia ha introdotto anch'essa un proprio sistema di verifica dell'età, con un impianto diverso da quello britannico. L'obbligo è scattato il 12 novembre 2025 per i siti con sede in Italia o fuori dall'Unione europea, e dal 1° febbraio 2026 per quelli con sede in altri paesi dell'Unione. Aylo Freesites, la società del gruppo che gestisce Pornhub, YouPorn e RedTube in Europa, ha impugnato le disposizioni davanti al Tar del Lazio. Il tribunale le ha dato parzialmente ragione: con l'ordinanza 1851/2026 del 30 gennaio ha sospeso in via cautelare l'applicazione immediata delle sanzioni, e con una sentenza di aprile ha annullato l'obbligo per i siti con sede in altri paesi Ue, poiché l'Agcom non aveva seguito la procedura di notifica prevista dal principio del paese d'origine, sancito dalla direttiva europea sul commercio elettronico. Ad oggi il garante italiano ha bloccato due soli siti per mancata verifica dell'età, entrambi con sede in Italia.